Ecologia tantrica del Kashmir

 
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Mi sembra di poter introdurre il termine di Ecologia Tantrica per indicare quella attitudine di ascolto, attenzione e desiderio di connessione con il mondo che nasce da una partecipazione sensoriale e contemplativa alla realtá.
Il seminario tenuto ieri a Roma da Gioia Lussana, studiosa, ricercatrice e insegnante di pratiche della tradizione Tantrica non duale del Kasmir ha messo in evidenza il valore generativo della pratica Yogica Tantrica che sollecita, nell'esperienza dell'asana, la partecipazione al mondo di tutto il corpo, con tutti i sensi, con tutta la sensibilità di cui si é capaci: l'esperienza estetica dello Yogi che, prendendo rifugio in se stesso prende dimora nel mondo, è esperienza di profonda partecipazione, di intuizione, di estasi attraverso la quale svaniscono i confini tra il sé e il mondo.

Ritrovo in questa attitudine relazionale che valorizza l'uso di tutti i sensi, anche quelli minori - per vivere l'intensità della vita che si fa mondo oltre il corpo - i principi dell'Ecologia Affettiva enunciati da Giuseppe Barbiero, biologo, ricercatore di ecologia all'universitá della Valle d'Aosta, impegnato in alcuni dei piú interessanti progetti di ricerca contemporanei sulla Biofilia, il nostro legame innato con la natura. L'Ecologia Affettiva é un settore dell'ecologia che si occupa delle relazioni affettive e cognitive tra gli esseri umani e il mondo vivente. Alla base dell'Ecologia Affettiva si pone un obiettivo preciso: risvegliare la Biofilia, “l’innata tendenza a concentrare l’attenzione sulle forme di vita e su tutto ciò che le ricorda”, seguendo la direzione indicata dal sociobiologo Edward Wilson che, a sua volta, ha colto lo spunto dato da Eric Fromm, psicologo e sociologo, che ha utilizzato per primo il termine Biofilia, per indicare un orientamento all’amore per la vita.

Il Tantrismo Kasmiro non duale, sviluppatosi nel periodo medioevale, mi sembra così tanto affine ai principi contemporanei dell'Ecologia Affettiva da lasciarmi supporre che questa pratica, educando il vissuto personale alla relazione contemplativa, all'estasi della partecipazione al mondo vivente, possa andare ben oltre la singola esperienza dello yogin nell'asana per offrirsi, oltre l'asana, come metodo esperenziale che ci permette di coltivare l'intimità con il mondo (biofilia) e di espandere la nostra coscienza alla connessione con tutto il vivente.
Il "sentire" è punto focale di questo percorso di conoscenza attraverso il quale possiamo accedere alla nostra natura libera perchè priva di veli, limiti e confini.

Molto interessante è il vocabolario di termini Yogici che Gioia Lussana ha esposto durante il seminario. Un vocabolario che emerge dal suo studio e dalla sua ricerca su questa tradizione ancora poco conosciuta. Il vocabolario tantrico è già di per sè un mondo dove le connessioni sono svelate attraverso la parola. E' un vocabolario etico che fa emergere la verità di un mondo pieno di colore, desiderio, vibrazione vitale che esplode lasciando cadere ogni distanza tra le cose.
Tra tutti i termini, due mi hanno particolarmente colpito: "Samavesha", l'interprenetrazione tra lo yogin e il soggetto osservato e "Sa Hridaya", dal sanscrito colui che è "dotato di cuore", colui che é sensibile e che sa risuonare.
Non è forse questa la predisposizione interiore proposta dall'Ecologia Affettiva?
Ancora una volta il mondo mi sembra tornare unito. Riconosco una convergenza di obiettivi tra la scienza e la spiritualità. Questa transita attraverso un risveglio pratico e concreto della nostra attitudine selvatica permettendoci, attraverso di essa, di accedere alla bellezza della vita in tutto il suo spavento e di risuonare con essa.

 

 
 
 
Ilaria vasdekiCommenta